Fase 2: un contesto in continua evoluzione.

Fase 2: un contesto in continua evoluzione. Il parere di chi lo sta vivendo in prima persona

di Matteo Beretta

 

 

L’obiettivo del Centro Studi di Studiowiki, fin dal suo avvio, è stato quello di esplorare l’evoluzione della realtà che ci circonda, cercando di dare risposte adeguate e coerenti a un contesto in continua evoluzione.

Questo cambiamento vorticoso si è ulteriormente accentuato negli ultimi mesi: per comprendere meglio questi mutamenti e cercare di ipotizzare scenari per il futuro, abbiamo chiesto il parere ad alcuni imprenditori, confrontandoci direttamente con il loro pensiero e le loro percezioni.

A seguito del Decreto del Presidente del Consiglio dello scorso 26 aprile è stato deciso di sottoporre un questionario a diverse aziende campione per comprendere in che modo esse stavano affrontando l’avvio della fase 2 dell’emergenza sanitaria, con l’obiettivo di avere un quadro della situazione presente e delle possibili evoluzioni ipotizzate nel breve e medio termine.

 

Il questionario è stato suddiviso in due macro-aree: la prima riguardante le conseguenze economiche della crisi sulle imprese, la seconda relativa alle misure che le aziende hanno deciso di adottare, sia dal punto di vista strategico che di comunicazione.

Oltre la metà delle aziende contattate hanno dovuto interrompere momentaneamente la propria attività dopo il DPCM dell’11 marzo. Di questi solo il 33% è riuscito ad organizzarsi tramite forme alternative di lavoro come lo smartworking.

Il motivo va ricercato indubbiamente nella regolamentazione del lockdown – quasi il 40% degli intervistati dirige strutture nel settore ricettivo che, per forza di cose, dovevano rimanere chiuse – ma questo è un segnale tangibile del gap tecnologico rispetto ad altre nazioni europee, più predisposte ad attività di telelavoro.

Le chiusure hanno avuto indubbiamente un effetto diretto sul fatturato: nessuno degli intervistati ha registrato incrementi del guadagno, ben il 95% delle aziende ha dichiarato di aver subito una sostanziale diminuzione dei ricavi, mentre il 5% non ha rivelato particolari cambiamenti di fatturato.

I mancati introiti hanno avuto ripercussioni sui dipendenti: 3 aziende su 4 hanno dichiarato di aver messo in cassa integrazione almeno un dipendente, una problematica che dovrà essere affrontata in questa fase 2 e di cui gli effetti si protrarranno per i prossimi anni.

 

Emerge però un certo ottimismo verso una possibile ripresa: ben il 95% delle imprese si è detta sicura di poter tornare al fatturato pre-Coronavirus, a patto che – come sottolineato dal 60% degli intervistati – lo Stato si prodighi nell’aiutare le imprese con il sostegno di incentivi alla ripartenza.

 

Sono stati poi indagati i fattori che hanno messo e che metteranno più in difficoltà il business societario in questa fase 2: le preoccupazioni maggiori riguardano la paura e l’incertezza che immobilizzano il mercato (50%), con la diffusione di comunicazione allarmistica che dovrà essere adeguatamente controbilanciata da una comunicazione positiva (18%), permettendo un’appropriata circolazione di merci e persone (17%).

Nella seconda parte del questionario sono state analizzate le forme di comunicazione con i clienti adottate e le strategie che verranno attuate in futuro. Un dato piuttosto rilevante è che ben 2 aziende su 3 hanno ritenuto di non dover avviare nessun tipo di attività comunicativa nei confronti dei propri clienti, probabilmente perché spiazzati dall’eccezionalità dell’evento.

Coloro che hanno ritenuto opportuno adottare un piano di comunicazione hanno utilizzato in maniera piuttosto omogenea i principali media, con una leggera prevalenza per l’utilizzo di e-mail. La trasmissione delle informazioni è avvenuta utilizzando attività organica, senza servirsi di strumenti a pagamento, per l’80% dei partecipanti.

Questo dato si lega direttamente a quello riguardante chi ha deciso di adottare una forma comunicativa: evidentemente in assenza di notizie certe, si è semplicemente deciso di non fare nulla, per non trasmettere un’idea sbagliata della propria attività e non disperdere ulteriore risorse.

Un altro indizio di ciò è che l’85% delle società attiverà della comunicazione specifica verso i propri clienti in questa fase 2, per spiegare le scelte fatte per garantire la sicurezza dei propri clienti e comunicare le nuove modalità di erogazione delle prestazioni lavorative. Di queste aziende meno del 50% ha già un piano strategico per affrontare questa nuova fase, la maggioranza ritiene di non avere ancora abbastanza elementi a disposizione per capire come muoversi.

Passando alla componente tecnologica, 8 imprese su 10 ritengono che una maggiore digitalizzazione sia utile per affrontare questo periodo e l’incertezza futura; tuttavia la maggior parte di essi non dispone di mezzi economici a sufficienza per adottare questi miglioramenti.

Molto importanti nell’immediato futuro saranno anche il monitoraggio dei bandi – per usufruire di finanziamenti – e dei corsi di formazione per adeguarsi alle normative: solo il 20% non li ritiene indispensabili a breve termine.

 

Nonostante l’epidemia Covid-19 abbia colpito duramente le industrie italiane emerge tuttavia un sostanziale ottimismo per questa fase 2, che passa principalmente dalla necessità di aiuti statali e da una rinnovata comunicazione d’impresa, non più incentrata sulla promozione di prodotto in senso stretto, ma legata al brand e alla componente di sicurezza.