INova n°7 – Food for change

FOOD FOR CHANGE

 

dal report di Giulia Rossi

 

Nel primo trimestre del 2020, la spesa per prodotti alimentari è cresciuta notevolmente. A fare da traino sono stati i prodotti di largo consumo, cui si era maggiormente rivolto il consumatore all’inizio della pandemia. Nonostante l’aumento di volumi per alcune categorie di prodotto, 6 imprese su 10 hanno denunciato un calo di produzione e fatturato e adesso esprimono preoccupazione per gli effetti a lungo termine del blocco dell’economia.

Food for Change,  quinto incontro con Madiares che si è svolto ieri in diretta web, in cui l’argomento chiave sono state le strategie di marketing e comunicazione per la ripartenza del settore Food and Beverage, è stato condotto da Maddalena Fossati, Direttrice de La Cucina Italiana.

Hanno partecipato Caterina Tonini – CEO Havas PR Milan, Massimo Romano – CEO Spencer & Lewis, Carlo Preve – Amministratore delegato di Riso Gallo, Andrea Orsini Scataglini – PR & Communication Director Frescobaldi e Paolo Di Stefano – Responsabile Affari UE e Internazionali Coldiretti

Nonostante la crescita del primo trimestre molte imprese hanno denunciato un calo di fatturato a causa del prolungato blocco economico.

A questo si aggiunga un cambiamento sul lato della domanda, una modifica delle esigenze dei target della comunicazione: i cittadini hanno cambiato il loro modo di acquistare prestando molta più attenzione all’informazione. I consumatori si sono orientati maggiormente verso coloro che sono stati capaci di evolversi, comunicando con mezzi autorevoli.

Di conseguenza le aziende hanno dovuto imparare l’importanza di nuove forme di comunicazione in cui sono cambiati i cardini fondamentali. Una nuova comunicazione che avvicina il cittadino al brand, che crea un’immagine coerente, chiara e affidabile del brand stesso.

Anche nel settore agricolo e vitivinicolo la comunicazione è cambiata: si sono moltiplicati i messaggi di sicurezza, di positività che hanno creato un rapporto nuovo con il consumatore.

Questa nuova comunicazione ha fatto dell’attualità l’elemento portante di tutta la sua struttura, elemento fondamentale per creare un rapporto di fiducia – e di comunicazione positiva – tra il cittadino consumatore, prerogativa tutta italiana e quindi non solo frutto del momento che stiamo vivendo.

In questa direzione, su un terriorio quindi già esplorato, nella comunicazione di Coldiretti si sono affermati nuovi cardini che accompagnano il concetto di fiducia: il patriottismo sostenuto ed incoraggiato dall’hashtag #iomangioitaliano o la solidarietà con la campagna di Spesa Sospesa.

Chi appare in difficoltà è il settore della ristorazione sia a causa del distanziamento sociale per cui si avrà una riduzione della capienza di ciascun locale, sia per la sensazione di paura e insicurezza, forse momentanea, del cittadino/consumatore. E se è stata evidente la crescita delle consegne a domicilio, per la prima volta si afferma la necessità che il food si adegui all’utilizzo del digitale.

Altro dato in evidenza: il cittadino nell’ordinazione a domicilio tende a rivolgersi al piccolo commerciante, ove possibile, oppure al ristorante nel quale spesso si recava, mantenendo e rafforzando il fattore fiducia tra produttore e consumatore.

E all’estero? Come si può favorire l’acquisto di alimenti italiani all’estero? La strada principale è quella di promuovere, ma soprattutto, difendere la qualità italiana. Per fare questo è necessario che venga comunicata prima la qualità e poi l’identità del prodotto. Al consumatore oggi interessa l’esperienza e il racconto di ciò che è alle spalle del prodotto. Ed è proprio in questi termini che ritorna fondamentale il discorso di employer branding interna all’azienda stessa, la sua reputazione, la sua comunicazione interna. Mai dimenticare, insomma, che il dipendente è il principale ambassador della sua azienda.

 

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