INova n°8 – Il tempo di uno shooting fotografico

ESERCIZI DI TEMPONAUTICA

di Federico Alberto

 

Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so: così, in buona fede, posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall’altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere? […]

(Agostino, Le confessioni, XI, 14 e 18, Bologna, Zanichelli, 1968, pp. 759.)

Mentre il tempo sospeso nello spazio isolato delle case si cominciava di nuovo a sciogliere nella verità della strada – era il 24 maggio – Studiowiki usciva riprendendo spazio e tempo del suo lavoro per andare a girare una campagna di shooting audiovisivo e fotografico a Jesolo. Realizzare le foto e i video per la destinazione proprio nei giorni liminari della transizione da uno stato d’essere, quello chiuso, all’altro, quello aperto della ritrovata nuova normalità. Quasi per caso le giornate di ripresa si sono concluse il 3 di giugno, data della compiuta e definitiva riapertura. Esperienza straniante. Anche faticosa nella velocità per noi vissuta nel passaggio senza soluzione di continuità e cuscinetti tra i due momenti, movimenti, stati dell’essere. Noi in piena adrenalinica e frenetica attività mentre il resto, gli altri, il Paese, si svegliava sonnolento dal torpore obbligato degli ultimi tre mesi.

Quando si gira, e lo sa chi lo fa, il tempo della vita, le giornate, cambiano ritmo, cercando di allinearsi sul muoversi della luce e il suo mutare. C’è il tempo meteorologico, se fa brutto sono cazzi e ci sono i cover set, ma c’è soprattutto il tempo fisico, quello astronomico, quello copernicano dei moti di rotazione e rivoluzione. E se si gira, come in questo caso, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno – così vicini al solstizio d’estate – dove il dì è tanto lungo da parere infinito, ci si ritrova a puntare la sveglia alle 4 del mattino per girare l’alba e, particolarmente ed inevitabilmente stanchi e felici, alle 9 di sera nel pieno della golden hour, ad aspettare che l’ultimo strappo di sole svanisca dietro le colline ad ovest. Lo spazio e le sue bellezze sono scelti sulla base del tempo, della luce e del suo mutare. Ed è così che mai come questa volta abbiamo sentito con mano e visto con gli occhi quanto le cose giungano ad essere percepibili nello spazio in modo e maniera possibile solo grazie al palcoscenico che gli viene donato dalla luce, ovvero dal tempo. L’immagine che abbiamo impresso è la rappresentazione dei fenomeni nello spaziotempo.

Scopri la gallery con le foto della troupe al lavoro.