INova n°11 – Iniziative per il rilancio del prossimo biennio

Iniziative per il rilancio del prossimo biennio. Le parole del nostro tempo.

di Elisa Di Padova

 

Era il 2012. La grande crisi finanziaria flagellava l’Europa intera e l’Italia. Il Governo Berlusconi cadeva e si insediava il governo Monti cosiddetto “lacrime e sangue”. La Task Force istituita da Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico, pubblicava “Restart, Italia! perché dobbiamo ripartire dai giovani dall’innovazione dalla nuova impresa”.

 

Anno 2020. La crisi sanitaria legata al Covid-19, che ha messo in ginocchio il mondo intero, si traduce anche in una profonda crisi economica della nostra penisola. Il Comitato di esperti in materia economica e sociale pubblica “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022”, rapporto per il Presidente del Consiglio dei Ministri.

 

Dopo ogni grande crisi nasce un grande piano di rilancio. Si potrebbe dire così.

 

Otto anni fa al centro del rapporto c’erano le startup, gli incubatori, gli acceleratori, le agevolazioni e la sburocratizzazione. Obiettivo del piano era aumentare le imprese innovative nei settori strategici per la crescita del sistema economico italiano.

Il rapporto realizzato per il Governo Monti usava parole molto chiare: meritocrazia, “spirito californiano di fare impresa”, crowdfunding e mirava a colmare il ritardo dell’Italia nel predisporre una serie di strumenti atti a facilitare la nascita e lo sviluppo di nuove avventure imprenditoriali basate sull’innovazione.

Un rapporto che metteva nero su bianco una nuova attenzione all’ “evidence-based policy”, all’analisi e ai dati che dalle analisi si devono trarre.

 

Partiamo allora dalla fine, dalle parole che hanno concluso quel rapporto e partiamo dalle parole, che hanno un peso specifico importante nella rilettura di un contesto già metabolizzato.

“Certo, nessun governo può imporre alla popolazione di diventare innovativa, di creare nuove imprese, di guardare avanti con fiducia. Ma un buon governo può eliminare gli ostacoli all’innovazione, può facilitare il processo di creazione delle nuove imprese, può essere al fianco di chi guarda avanti con fiducia e costruisce il futuro. Può aiutare tutto il Paese ad affrontare e ripensare i vecchi modelli che non funzionano più e a gestire il mutamento”.

 

Saltiamo al 2020 e alle conclusioni di Colao: “È oggi urgente riformare, trasformare e innovare il nostro Paese con decisione e coraggio, traducendo piani e iniziative in atti concreti in grado di produrre risultati già nel breve termine. Solo così sarà possibile stimolare il rilascio delle energie individuali e collettive necessarie per rilanciare il Paese e creare un Italia più forte, resiliente ed equa”.

 

Se resilienza è un termine entrato a gamba tesa nel vocabolario degli italiani nel 2020, complice l’emergenza sanitaria, ci sono alcuni temi che invece restano importanti nell’agenda del nostro Paese e che ritroviamo in entrambi i rapporti: semplificazione amministrativa e innovazione sono certamente tra questi.

 

Oltre alla resilienza nelle proposte del Comitato troviamo anche molti riferimenti all’Agenda 2030 a cui è evidente che le pubbliche amministrazioni debbano guardare anche in funzione della connessione con i finanziamenti che saranno disponibili nel Quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

 

C’è un po’ di SWOT nel piano presentato.

Se i punti di forza del nostro Paese sono creatività, dinamismo, imprenditorialità diffusa orientata all’export e capacità di attrazione, vengono riscontrate anche 5 importanti fragilità: tassi di crescita inferiori alle medie europee, alto rapporto tra debito pubblico e Pil, scarsa efficienza ed efficacia della macchina amministrativa, rilevante economia sommersa (12% del Pil) ed evasione fiscale significativa (oltre 110 miliardi di euro all’anno), elevato livello di diseguaglianze di genere, sociali e territoriali e un numero troppo elevato di giovani che non studiano e non lavorano.

 

Le proposte avanzate individuano alcuni settori chiave, come quello della formazione e delle infrastrutture, per poter risalire la china del gap tecnologico e individuano un punto di debolezza ampiamente riconosciuto in Italia: la scarsa propensione manageriale delle aziende di piccole e medie dimensioni.

 

3 assi e 6 aree

Colao individua 3 assi cardine da rafforzare:

digitalizzazione e innovazione |  rivoluzione verde  |  parità di genere e inclusione

 

Il piano è articolato in 6 aree di azioni.

Per ciascuna di queste aree il Comitato di esperti ha accostato un “epiteto”, quello che in comunicazione potremmo quasi considerare un claim:

 

  1. Imprese e Lavoro – MOTORE DELL’ECONOMIA
  2. Infrastrutture e ambiente – VOLANO DEL RILANCIO
  3. Turismo, Arte e Cultura – BRAND DEL PAESE
  4. Pubblica amministrazione – ALLEATA DI CITTADINI E IMPRESE
  5. Istruzione, Ricerca e competenze – FATTORI CHIAVE PER LO SVILUPPO
  6. Individui e famiglie – IN UNA SOCIETA PIU INCLUSIVA E PIU EQUA

 

Un inciso sul punto 3: comprendiamo la semplificazione, tuttavia in un futuro non troppo lontano sarebbe auspicabile che a definire la brand del Paese Italia, insieme al Turismo, l’Arte e la Cultura – ca va sans dire – fossero anche i restanti cinque punti nel loro complesso. Ecco questa sarebbe l’innovazione più interessante.

 

Il documento finale della task force si compone di 120 schede e approfondimenti. Su alcuni di questi torneremo nello specifico nei prossimi numeri di INova.

 

In termini di effettiva realizzazione delle azioni indicate, queste sono state classificate in:

 

– iniziative da mettere in atto subito perché urgenti e finanziabili

– iniziative da finalizzare medio-lungo termine

– iniziative da approfondire lungo termine e con impatto significativo sulle finanze pubbliche

Vediamo le 6 aree con le principali azioni in estrema sintesi

 

1.IMPRESE E LAVORO

 

Alcuni interventi sono già stati recepiti in urgenza nei primi interventi legislativi.

Tra gli obiettivi troviamo l’emersione dell’economia sommersa con meccanismi di voluntary disclosure o l’accelerazione del passaggio ai pagamenti elettronici.

Nelle azioni per modernizzare il tessuto economico produttivo ritroviamo un po’ di Monti: incentivare l’innovazione delle imprese italiane, delle start up, sviluppare le competenze per aumentare la produttività. E il valore dell’investimento nelle competenze digitali, nella formazione.

 

 

2.INFRASTRUTTURE E AMBIENTE

 

Gli sviluppi infrastrutturali devono privilegiare la sostenibilità ambientale favorendo la transizione energetica e il saldo zero in termini di consumo del suolo in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

Tra i principali interventi troviamo:

– rilancio delle infrastrutture e velocizzazione della realizzazione delle opere

– ridurre il divario digitale e rendere il Paese totalmente connesso nell’ambito delle infrastrutture e delle telecomunicazioni

– promuovere alta velocità su ferro delle merci e per quanto riguarda il trasporto pubblico locale ridurre l’inquinamento e facilitare il passaggio a mobilità elettrica

 

 

3.TURISMO ARTE E CULTURA

 

Si parte dall’oggi: difesa della stagione 2020 – vedremo tra alcuni mesi quanto riuscita – e rilancio del 2021.

Tra gli interventi troviamo:

– individuare una nuova governance e strategia per il turismo

– valorizzare l’offerta del Paese rafforzando l’imprenditoria turistica e migliorando i collegamenti infrastrutturali

– sviluppare un piano integrato di attrazione capitali per la valorizzazione del patrimonio artistico culturale e intervenire sulla governance di gestione e sulle competenze, attraverso la formazione.

Su questo tema, caro a noi di INova, ritorneremo presto per approfondire le 14 macroazioni indicate nel piano per il prossimo triennio. Si tratta di azioni strutturali e azioni strategiche di medio lungo periodo.

 

 

4.PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

Le macroaree individuate in questo settore hanno l’obiettivo di semplificare e velocizzare le procedure.

La trasformazione digitale si rende indispensabile per modificare e innovare i processi.

Nelle proposte troviamo forte l’attenzione all’investimento nel capitale umano, anche per favorire il ricambio generazionale, la formazione continua e le nuove competenze

 

 

5.ISTRUZIONE E RICERCA

 

Alcuni gap in questo settore posizionavano già prima dell’emergenza sanitaria l’Italia fanalino di coda in Europa.

Tra le proposte troviamo:

– contrasto alle diseguaglianze socio economiche nell’accesso all’istruzione (per esempio con l’istituzione del fondo “diritto alle competenze”) con maggiori tutele per le categorie vulnerabili e con il superamento dello squilibrio di genere

– superamento del gap “scuola-lavoro”, cioè tra le competenze prodotte dal sistema formativo e la domanda del tessuto socio-economico

– miglioramento del sistema universitario italiano, con la facilitazione dell’inserimento lavorativo dei percorsi di dottorato

– rafforzamento della cooperazione fra università, enti di ricerca e imprese

– incremento della digitalizzazione

 

6.INDIVIDUI E FAMIGLIE

 

Il presupposto è che il problema delle diseguaglianze mette a rischio la coesione sociale del Paese.

– potenziare il welfare inclusivo e territoriale di prossimità e la domiciliarità dell’assistenza per le persone rese fragili dalla crisi

– per la parità di genere: investire nella valorizzazione delle risorse femminili – contrasto agli stereotipi di genere, partecipazione delle donne al lavoro, conciliazione famiglia lavoro, sostegno per le donne vittime di violenza –

– per i bambini e i ragazzi si propongono fondi di contrasto alla povertà alimentare minorile, una “dote educativa” per i ragazzi a rischio esclusione e l’estensione del servizio civile.

 

 

Quello che abbiamo letto è un piano che offre un quadro d’insieme connettendo gli assi individuati in un disegno integrato.

Un piano strutturato per superare l’emergenza economica post Covid-19 ma che può fornire una visione di lungo periodo, un cammino giusto e utile se le azioni strategiche proposte troveranno sostegno politico e finanziamento.

“Un Paese è forte se conosce la propria strada. Se i suoi cittadini vedono una prospettiva e si impegnano per costruire il proprio futuro. Un governo può contribuire a tracciare questa prospettiva: descrivendo una visione e prendendo quelle decisioni forti che la rendono chiara, concreta e percorribile”.

Questo lo scriveva la task force di Monti nel 2012, ma ce la portiamo in eredità volentieri, oggi, che abbiamo bisogno di strade chiare, cittadini consapevoli. E di un Paese forte.

 

 

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