La relazione recuperata nell’estetica del cibo (sui social)

LA RELAZIONE RECUPERATA NELL’ ESTETICA DEL CIBO (SUI SOCIAL)

di Linda Nano

 

Se diciamo “cibo”, la nostra mente non soltanto penserà ad uno o più dei piatti che amiamo, ma ne visualizzerà probabilmente anche l’immagine ideale, magari proprio attraverso uno scatto postato o visto su Instagram, Pinterest o Facebook.

Negli ultimi anni il food è diventato uno dei protagonisti indiscussi della presenza sui social, rappresentando sempre più spesso attraverso la sua estetica, anche la nostra personalità e condizione sociale. Indubbio come i social network, in particolare quelli dalla spiccata modalità fotografica, abbiano impattato sulle nostre vite in modo importante, mettendo in atto quel concetto divetrinizzazione sociale elaborato ed espresso dal sociologo Vanni Codeluppi nel suo Ipermondo.

Il profilo social è una vetrina personale, dove ciascuno mostra agli altri determinate e precise sfaccettature di sé, tra le quali anche la propria visione del cibo, sempre più elemento centrale del fenomeno di social sharing, curato e fotografato in ogni angolazione possibile, ingrediente spesso fondamentale di una content strategy di successo da parte di chef più o meno affermati e non solo.

Una connessione forte che parte dal presupposto che un’immagine patinata del piatto avrà maggiori probabilità di condivisione e quindi di awareness , anche verso nuovi clienti, condizionati nella scelta proprio da quell’impiattamento curato nei minimi particolari. L’estetica del cibo online rappresenta così uno stimolo sensoriale in grado di influenzare gli individui e le loro logiche non soltanto di acquisto, ma anche di emulazione, come testimoniato dal fenomeno dei food bloggers e dei blog di cucina, spesso presenti online con profili di normali utenti fisici e gestiti da persone comuni con la passione per la cucina.

Ma oggi molte cose sono cambiate, in questi ultimi mesi il lockdown imposto a vari livelli dai Governi dei diversi paesi per gestire l’emergenza COVID-19 ha impattato in maniera rilevante e probabilmente irreversibile su molti dei nostri comportamenti sociali, tra cui anche quello del cibo e del suo reperimento, del consumo e della sua condivisione. Una prospettiva completamente diversa che ci ha visto confinati tra le mura domestiche, accumunati improvvisamente in questa condizione anche con quegli stessi chef e foodblogger, tanto seguiti e ammirati sui social.

 

Ed è proprio in questa situazione che una tendenza prima soltanto accennata, ha iniziato ad emergere all’interno dei comportamenti legati al mondo del food, con alcune importanti differenze legate alla cultura peculiare dei vari paesi.

In Italia e Francia, ad esempio, le persone hanno prediletto l’acquisto di pasta, farina, lievito, verdure;mentre nei paesi anglosassoni si sono concentrate particolarmente sugli alimenti ultraprocessati e industriali intesi come veri e propri comfort food utilizzati per placare l’ansia della quarantena.

Ma il dato più significativo è quello emerso da una ricerca condotta da GlobalWebIndex secondo la quale un terzo della popolazione a livello globale ha iniziato a dedicare sempre più tempo alla preparazione del cibo, un’evidenza chiara che suggerisce come la quarantena abbia rappresentato per moltissime persone l’occasione di tornare ad apprezzare aspetti più semplici della vita quotidiana, come appunto il consumo del cibo tra le mura domestiche.

 

Un cambio di atteggiamento che ha condizionato e modificato anche l’aspetto social del food, sia delle persone comuni che di moltissimi professionisti della cucina.

Il cibo visto attraverso un’affettività recuperata, un’elaborazione meno tesa all’immagine e alla perfezione e più attenta al suo significato concreto e reale, quello più famigliare e quotidiano legato all’accudimento. Così l’idea della convivialità dei pasti, rito che la pandemia ci ha costretto a sospendere e modificare, ha assunto connotazioni molto diverse di prima, con l’avvento di condivisioni di piatti e menù decisamente meno glamour e più amatoriali, sdoganando il fatto che se nei mesi di lockdown abbiamo mostrato su Instagram la ricrescita dei capelli o un abbigliamento da casa non proprio impeccabile, possiamo finalmente permetterci di postare anche la realtà della nostra cucina e della sua normalità, senza più rincorrere quella ideale ma irraggiungibile di un piatto da chef stellato e set fotografico. Senza sentirci in colpa per questo.