Viaggio in treno, ovvero la vocazione turistica della linea

Viaggio in treno, ovvero la vocazione turistica della linea

 

di Elisa Di Padova

 

S’annega lo sguardo tra roccia alberi e cielo

 

lento un senso angoscioso di quiete filtra

 

di qua dal finestrino. Semideserto sfila a tratti

 

un paese aggrappato a una collina diruto

 

inerme stanco di difficoltose sopravvivenze (…)

 

Tratto da Sessantacinque versi per il treno della Maiella, di Lucio Zinna

 

 

“Sfila a tratti” il paesaggio che guardiamo attraverso il vetro del finestrino quando decidiamo di viaggiare in treno. Il treno sostenibile, il treno che attraversa il Paesaggio senza irrompere con durezza. Viaggiare in treno consente di godere la bellezza del paesaggio e di entrare a farne parte, col lieve riflesso del proprio volto sul finestrino.

 

La prima ferrovia viene inaugurata in Inghilterra 195 anni fa: 43 km di percorso tra Darlington e Stockton. A realizzarla fu George Stephenson, inventore della locomotiva a vapore.

 

Per avere la prima ferrovia in Italia, invece, dobbiamo attendere fino al 1839: una linea tutta partenopea, la Napoli-Portici residenza estiva dei Borboni. La prima linea ferroviaria italiana a doppio binario fu inaugurata alla presenza di Ferdinando II Re delle Due Sicilie. Un autentico primato del sud che cambiò la percezione del territorio e la sua fruizione, ebbene sì, in ottica turistica.

 

Restiamo nel XIX Secolo e spostiamoci nel nuovo continente: qui troviamo il mito della costruzione della ferrovia come simbolo della graduale scoperta e conquista del west, così ben raccontato da Sergio Leone in particolare in C’era una volta il West.

Ecco l’archetipo del viaggio che rispecchia il cammino attraverso la vita: una sfida che porta verso nuove direzioni, nuove scelte, alla ricerca e alla scoperta dell’ignoto.

 

Spesso il viaggio è la svolta nei film e nei romanzi. Con un salto nel tempo e nello spazio, siamo ora nell’Europa della Seconda Guerra Mondiale. Il treno può essere simbolo del terrore e della fine: i convogli diretti ad Auschwitz; ma anche di speranza. È il caso di Train de Vie dove il treno viene rappresentato (e immaginato) come arma pacifica di fuga per un intero villaggio di ebrei rumeni.

 

Qualche anno più tardi nell’Italia degli anni 50-60, con i grandi flussi migratori dal sud al nord, il viaggio intrapreso in treno è la ricerca di un lavoro, di ri-unione con la propria famiglia, con la valigia di cartone piena di speranza, di paura e di malinconia. Così ridevano, di Gianni Amelio, ci catapulta in questo mood nella sua prima scena, all’arrivo del treno a Porta Nuova, che dà inizio alla vicenda nella Torino delle opportunità.

Il treno come contenitore di storie è ben raccontato anche da Il passaggio della linea di Pietro Marcello, viaggio in Italia che guarda al di qua e al di là del finestrino, nelle vite dei suoi passeggeri e nella bellezza dei paesaggi variegati d’Italia.  “Le tratte, le stazioni, le carrozze, i binari e i vecchi vettori che portano i treni tra le nebbie delle pianure e s’insinuano nelle gole delle strette valli appenniniche, carezzano i litorali incendiati dal sole e ancora oltre” si legge nella sinossi.

 

E poi c’è il treno dei viaggi in Interrail: simbolo di avventura, alla scoperta di se stessi, del passaggio all’età adulta. Erano gli anni 90, la firma di Maastricht era fresca e la moneta unica doveva ancora venire. Il viaggio dei ragazzi tra Francia, Belgio, Olanda, Regno Unito e Irlanda, uno zaino in spalla e la tessera in tasca dell’AIG (Associazione Italiana Ostelli per la gioventù): pionieri dell’Europa che stava nascendo.

 

Il ritorno al passato e al desiderio di autenticità è palesato anche dal riaffiorare del mito dell’Orient Express, che collegava su rotaia Parigi e Instanbul, oggi oggetto non più di “assassinii” ma di nuove offerte turistiche.

 

Così come il fenomeno dei “treni storici” la restituzione di vecchie linee dei treni a vapore, oggetto cult di un nuovo modo di intendere il turismo. Ci sono molte esperienze, dalla Lombardia alla Toscana, passando per l’Emilia e in giro per tutto lo Stivale, la cui proposta si basa sul fascino del treno a vapore accompagnato dall’emergente esigenza di offrire (e fruire) turismo sostenibile.

 

Più vicino a noi, a Genova, il trenino di Casella, rosso e bellissimo, riscoperto dal punto di vista turistico ormai da qualche decennio. Accanto alle esigenze di trasporto pendolare, ha preso forma la vocazione turistica della linea, in fondo non è altro che la ragione del paesaggio e del panorama. La composizione completa prevede in testa la locomotiva 29, la più antica locomotiva elettrica funzionante in Italia. Questo convoglio può essere inoltre affittato per eventi particolari come matrimoni, location fotografica, teatrale e altri eventi.

 

E siamo all’oggi. Era la fine del 2019, ancora lontani dall’immaginare quanto sarebbe accaduto nel primo semestre del 2020 con l’emergenza sanitaria che ha fatto sprofondare nella crisi economica il nostro Paese, quando il Ministro Franceschini ha dichiarato che il 2020 sarebbe stato l’anno delturismo in treno.

“Dopo il 2016 Anno nazionale dei cammini, il 2017 Anno nazionale dei borghi, il 2018 Anno del cibo italiano e il 2019 Anno del turismo lento – così ha dichiarato il Ministro – è ora di promuovere un’altra forma di turismo che permetta al viaggiatore di percorrere il nostro paese in modo sostenibile e lungo le tratte storiche delle ferrovie, ammirando paesaggi magnifici e toccando località di struggente bellezza. Esistono 800 chilometri di tratte ferroviarie in disuso e abbandonate che attraversano parchi nazionali, aree protette e territori densi di storia e cultura”.

La volontà politica è chiara: investire per promuovere un turismo sostenibile, fatto di persone che vengano in Italia a cercare le eccellenze rispettando fragilità e bellezze del nostro patrimonio.

Il trasporto su ferro è auspicato dall’Agenda 2030 e rispetta i principi del Green New Deal. Perseguire con costanza il fine di uno sviluppo sostenibile, rispettoso degli equilibri di un ecosistema la cui salvaguardia è l’unico lasciapassare per il futuro.

Il turismo dolce e sostenibile potrà seguire, è proprio il caso di dirlo, questi binari con infrastrutture efficienti e resilienti nei confronti dei cambiamenti climatici e per promuovere un turismo rispettoso del contesto e della vivibilità delle destinazioni.

Concetto richiamato anche nelle Iniziative per il rilancio (rapporto Colao): per il capitolo riguardante i trasporti turistici il rapporto ha lanciato una sfida interessante che forse nelle condizioni di contesto in cui ci troviamo potrà trovare maggiori sponde: “migliorare l’accessibilità del turismo italiano, investendo nei collegamenti infrastrutturali chiave relativi alle aree/poli turistici ad alto potenziale e ad oggi mancanti, potenziando le dorsali dell’Alta Velocità, alcuni aeroporti turistici minori e la logistica intermodale per le città d’arte”. Un modo nuovo di viaggiare e percepire il Bel Paese.

Non è un caso che la settimana scorsa il Gruppo FS Italiane, attraverso Gianfranco Battisti AD e DG del Gruppo, abbia lanciato la sua nuova strategia di marketing, raccontata sul Sole 24 Ore in un articolo dal titolo “Riscopri l’Italia in treno”. Il tema è il rilancio sul turismo domestico, non solo nelle grandi città ma anche nelle località di piccole dimensioni e nelle aree interne con nuovi collegamenti, servizi integrati per raggiungere le mete più lontane, attraverso la flotta delle Frecce ma anche con i treni regionali di Trenitalia.  Un piano che è un modello di sviluppo per il Gruppo e vuole essere un contributo al rilancio dell’economia e del settore turistico di tutta Italia. La promozione di una mobilità dolce condivisa: rispettosa della natura e da vivere insieme alla propria famiglia. Del resto, come dice il Piano strategico del turismo del nostro Paese, “Italia. Paese per viaggiatori – Un percorso attraverso la cultura, lo stile e il cibo italiani”. Da fare in treno!