INova n°21 – Tra reale e digitale

Da Maria Montessori alla DAD, tra reale e digitale

di redazione

 

In questo clima inconsueto di incertezza e frammentazione tra incognite – anche familiari – legate allo smartworking e alla didattica a distanza Giovanna Ricca, la nostra graphic designer, ha condiviso con noi una sua lettura da cui è nato un dibattito e alcune riflessioni. 

La lettura è la biografia di Maria Montessori, icona di un metodo pedagogico rivoluzionario.

Maria Montessori lavorò per una società basata sulla conoscenza – intesa come la migliore delle armi-, secondo i principi dell’uguaglianza, sostenendo l’assoluta importanza di far fronte al fenomeno dell’analfabetismo. Il metodo montessoriano parte dallo studio dei bambini e delle bambine con problemi psichici, espandendosi però allo studio dell’educazione per tutti i bambini. Secondo Montessori, dalla creatività e dal lavoro libero emerge l’interesse autentico che permette l’apprendimento: il materiale, che oggi si chiama proprio come lei – Montessori – stimola i sensi, educa il bambino all’autocorrezione dell’errore e l’educazione diventa così un processo di auto-educazione e auto-controllo. 

Veniamo al dunque e alle domande che con INova lasciamo aperte alla discussione. Nel 1947 Maria Montessori scrive in Introduction on the Use of Mechanical Aids: “Credo che l’introduzione di ausili meccanici diventerà una necessità generale nelle scuole del futuro. Vorrei, però, sottolineare che questi ausili meccanici non sono sufficienti per realizzare la totalità dell’educazione”.

Come si colloca questo pensiero oggi in un mondo dove la formazione è anche digitale e ancor più, nel cuore della crisi sanitaria, obbliga bambini e ragazze a rapportarsi con la didattica a distanza? La tecnologia è in effetti straordinaria per la sua capacità di attrarre l’attenzione dei bambini. Ma poi? 

Franco Lorenzoni, maestro elementare e scrittore, fondatore di un centro di sperimentazione educativa, così scriveva alcuni anni fa, ben prima che il mondo conoscesse Covid:

“L’ingresso nel mondo e il primo incontro con le conoscenze è cosa così delicata da meritare la massima cura, e un’aula dotata di un grande schermo cambia la disposizione dello spazio e della mente. Bambine e bambini hanno bisogno del mondo vero per nutrire i loro pensieri e la loro immaginazione. Hanno bisogno dei loro corpi tutti interi, capaci di toccare con mano le cose e non essere ridotti solo a veloci polpastrelli. Hanno bisogno di sporcarsi con la terra piantando, anche in un piccolo giardino, qualche seme che non sappiamo se nascerà. Hanno bisogno di essere attesi e di conoscere l’attesa, di sviluppare il senso del tatto e gli altri sensi e non limitarsi al touch screen. Se lasciamo che pensino che il mondo può essere contenuto in uno schermo, li priviamo del senso della vastità, che non è riproducibile in 3D. Gli altri e la realtà non si accendono e spengono a nostro piacimento. I primi anni di scuola rischiano di trasformarsi in un tempo dove regna l’irrealtà. (…) Hanno bisogno di tempi lunghi, di muovere il corpo e muovere la testa, di dipingere e usare la creta; devono poter essere condotti ad entrare lentamente in un libro sfogliandolo, guardando le figure e ascoltando la voce viva di qualcuno che lo legga. E cominciare a scrivere e a contare usando matite e pennelli, manipolando e costruendo oggetti per contare, costruire figure ed indagare il mondo. Hanno bisogno di guardare fuori dalla finestra il sole che indica il tempo e i colori della luce che cambiano col passare delle nuvole. Hanno bisogno di scontrarsi e incontrarsi tra loro in quel corpo a corpo con le cose e con gli altri, così necessario per capire se stessi (…)”

Maria Montessori ci ha insegnato a mettere al centro il bambino, il modo in cui si esprime per scoprire sè stesso e ci ha insegnato quanto tutto questo sia fondamentale per imparare ad utilizzare le esperienze con la giusta consapevolezza.

La tecnologia apparentemente sembrerebbe cancellare tutto questo, ma siamo proprio sicuri sia così? L’uno non deve affatto escludere l’altro. Oggi siamo in un momento eccezionale. 

La sfida più interessante del mezzo digitale applicato alla scuola, non appena l’utilizzo della tecnologia sarà tornato ad essere una scelta, un’opportunità e non una necessità, sarà quella di farla apprendere ai nostri bambini e farla apprezzare appieno per quello che è: non una disciplina autonoma, ma uno strumento da imparare a padroneggiare per continuare ad avere sete di conoscenza, scoprire il mondo e le sue infinite connessioni e opportunità. 

La tecnologia è materia e allora la proposta: perché non prevedere nei programmi scolastici lo smontaggio di un computer e provare a ricomporlo per verificare la meccanica ed il funzionamento della “macchina”? 

Lungi dall’addestrare “nerd in erba”, si tratta di sfondare la cupola dal sapore medievale, superare – come scrive Mafe De Baggis in #Luminol – “il cosiddetto dualismo reale/digitale, cioè l’idea che online e offline (e per estensione bit e atomi) siano mondi seperati, uno “virtuale”, l’altro “reale”; un errore logico che ci porta a considerare in modo diverso lo stesso comportamento in base allo strumento usato”. Perché in fondo l’alternativa “non è l’accettazione acritica di qualunque forma di comportamento visibile sui media digitali, al contrario: prendere atto del fatto che esiste un’unica realtà da osservare permette di farlo con maggiore lucidità e soprattutto basandosi su fatti, dati, numeri, non su impressioni, aneddoti, osservazioni casuali”. 

Come spesso accade scavando dentro le parole si trovano connessioni interessanti: l’etimologia di digitale, per esempio. Il termine deriva da digit, che in inglese significa cifra – il riferimento è al codice binario 0-1 alla base del sistema informatico. Ma questo a sua volta deriva dal latino digitus, che significa “dito”: con le dita infatti si contano i numeri. Il digitale non è così distante dalla nostra pelle. Bambine e bambini, fatti di carne e di ossa, di pensieri, sogni e desideri, molto bravi ad utilizzare uno strumento potente che li lascerà pur sempre…bambine e bambini, di carne e di ossa, di pensieri, sogni e desideri.