INova n° 22 – Leggendo

Dalle lacrime degli eroi a quelle del Presidente 

 

 

di redazione

 

Stefano Romasi, social media manager di Studiowiki ha condiviso con noi una sua lettura Le lacrime degli eroi di Matteo Nucci e, come sempre, nel nostro spazio dedicato ai pensieri sparsi, intraprendiamo un viaggio nella comunicazione e nella società.

Le lacrime degli eroi è un viaggio intimo nelle emozioni di eroi leggendari quali Achille, Patroclo, Ettore che contestualizza le loro battaglie e anche le loro lacrime. Per disperazione, dolore, rabbia, amore, nostalgia, gli eroi piangono a viso aperto. Senza risparmiarsi e senza provare vergogna. È la tesi dell’età omerica, secondo l’autore, per cui gli eroi sono eroi e tuttavia piangono. Di più. L’atto supremo del coraggio è il pianto.  Le «lacrime calde» (contrapposte alle «lacrime gelide», quelle che non sono autentiche), fanno sentire vivi e dopo un grande dolore riportano alla vita – avendo una componente anche chimica e ormonale volta a ottenere questo effetto. 

Poi con l’età classica di Platone tutto questo cambia e Pericle viene “condannato” per le sue lacrime. Platone nella Repubblica bandisce le lacrime: “i futuri governanti della città non devono abbandonarsi alla loro fragilità, non possono diventare troppo emotivi”.

Nucci nel suo testo si chiede chi possa essere definito eroe: non colui che vince ma colui che ci prova fino alla fine, colui che “realizza la propria umanità fatta di ragione e sentimenti”.

Che cosa significa comunicare le proprie lacrime. Che sia tra le righe dell’epica, su uno schermo televisivo o nella foto di un quotidiano, il messaggio che passa è certamente di profonda umanità, della vittoria dell’empatia sulla freddezza. Usare la propria emotività senza paura è un segnale di consapevolezza e di intensità rispetto a quanto si sta facendo.  

Ricordiamo tutti le lacrime in diretta di Obama nel suo discorso alla nazione ricordando le vittime che ogni anno (30 mila negli Stati Uniti), muoiono a causa delle armi da fuoco, mostrando una pietas tipica del suo modo di fare politica. È stato insolito vedere piangere di commozione un presidente degli Stati Uniti, lacrime di commozione nei confronti di altri esseri umani. Obama verrà ricordato certamente come il Presidente che ha restituito alla politica una profonda dimensione etica. I democratici oggi – dopo un’interruzione di 4 anni – hanno una legacy corposa intorno alla quale riannodare la matassa.

Dal punto di vista psicologico è possibile dire che coloro che sanno essere tristi in pubblico non sono solo coraggiosi, ma anche attivisti per una società più sana emotivamente.

Se dal punto di vista neurolinguistico le lacrime, quindi, avrebbero il vero e proprio compito di comunicare le emozioni con il fine di abbassare l’aggressività, possiamo, per equazione, sostenere che comunicare le lacrime sia un modo per riportare i discorsi alla loro sostanza. Soprattutto nei momenti più difficili, come quello dell’emergenza sanitaria che tutti stiamo vivendo.

Passando a lacrime meno pesanti, sono comunque vere e provengono da un’eroina del nostro tempo le lacrime di Federica Pellegrini in diretta sui social alcuni giorni fa quando racconta di dover interrompere l’attività agonistica per essere stata contagiata. Che cosa spinge oggi sui social a comunicare il proprio momento di fragilità? Abbiamo scavato davvero così a fondo da dover ammettere che oggi solo l’emotività è garante di autenticità? 

“In un periodo come quello che il mondo sta vivendo – conclude Stefano da cui tutto è iniziato – ritornano in mente le immagini delle lacrime degli eroi del nostro tempo: i medici. Eroi che hanno lavorato e combattuto senza sosta contro un nemico subdolo ed invisibile all’interno di ospedali e cliniche, cercando di salvare vite umane, e purtroppo, a volte, senza riuscirci.  La forza di questi nostri eroi risiede proprio in quelle lacrime, culla del germe di una passione indomabile. Come conclude Nucci “soltanto gli uomini che hanno la forza di non nascondere le proprie debolezze possono vincere il nemico più odioso: la paura della mortalità.”

Poi ci sono le lacrime degli ospiti dei salotti televisivi, dove quello della D’Urso è solo la punta dell’iceberg. Ma questa è un’altra storia. La storia della menzogna. Breve storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio di Maria Bettetini, Raffaello Cortina editore, 2001