INova n° 37 – Il turismo è analogico

Il turismo è analogico

 

di Enrico Ferrero

 

Il turismo è analogico in quanto sistema fatto di relazioni umane e le relazioni umane, così come le comunità, sono tematiche centrali nella dimensione turistica di qualunque destinazione.

Sicuramente il digitale può essere un valido strumento a supporto del turismo, ma non potrà mai sostituire l’analogico.

Considero il turismo analogico perché, prima di tutto, rappresenta un insieme di attività che tocca la sfera emotiva e quindi in stretta connessione con i sentimenti.

Un esempio: la città di New York qualche settimana fa ha lanciato sul mercato italiano un manifesto che campeggia in numerose stazioni e in diversi luoghi di aggregazione di grandi città italiane. Innanzitutto tengo ad evidenziare come la comunicazione sia stata veicolata tramite strumenti analogici, le affissioni, e non digitali. Analizzando poi il messaggio, notiamo quanto un’esperienza turistica sia effettivamente permeata da emozioni e sentimenti.

Il manifesto infatti recita: “Anche voi mancate tanto a New York City”. In questo senso, volendo banalizzare ai massimi termini il concetto, il digitale tende a standardizzare ed un uniformare molto la sfera emotiva.

Cito un’altra campagna, anche essa piuttosto famosa, promossa dalla Nuova Zelanda, la quale invita i turisti a non omologarsi a quella che è la comunicazione tradizionale normalmente utilizzata da tutto il mondo della comunicazione turistica, inclusi gli stessi enti del turismo. La campagna chiede ai viaggiatori di riprendere le proprie esperienze turistiche in situazioni non convenzionali: nella vasca da bagno piuttosto che in cucina, Un’operazione per richiamare un aspetto limitativo del digitale poiché il turismo richiede un’esperienza reale per essere vissuto a pieno.

Considero il turismo analogico perché, oltre ad interessare la sfera emotiva, coinvolge la sfera sensoriale.

Il turismo prevede la presenza fisica in un luogo, con tutto ciò che esso concerne. Non è sufficiente vederlo, un luogo deve essere sentito e percepito. Il dipartimento francese di Ardèche sta promuovendo un decreto per la tutela del patrimonio sensoriale del paesaggio rurale. Questa proposta andrà a tutelare non soltanto quelli che sono i patrimoni materiali, ma anche il patrimonio immateriale legato agli odori e ai rumori tipici degli ambienti rurali. Ad oggi, nessuna soluzione digitale può riuscire a coinvolgere tutti i 5 sensi.

Occorre inoltre considerare il turismo come espressione della comunità.

Quando dico che il turismo è comunità, intendo dire che siamo di fronte, e l’evento pandemico lo dimostra, alla necessità di ripensare anche a nuovi modelli di sviluppo capaci di porre la comunità al centro, con il riconoscimento del turismo come fortissima espressione della comunità stessa. Ricorrendo a modelli di sviluppo che pongano al centro la comunità sarà possibile ottenere alcuni risultati considerevoli: evitare i fenomeni di over tourism, adeguarci ai goals richiesti dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e immaginare un turismo che sia anche inclusione e coesione.

Personalmente mi ritengo a favore del digitale, ma quando usato come strumento a supporto del turismo analogico e non in sostituzione ad esso. Ecco che qui si arriva alla vera funzione del digitale: avvicinare. La possibilità di poter dialogare con persone che stanno dall’altra parte del pianeta, accentuata dalla situazione pandemica, è frutto dello sviluppo tecnologico legato al mondo digitale, ma è anche vero che il digitale rischia di allontanare e distanziare le persone e non potrà mai riprodurre quel senso di comunità che può essere vissuto con un’esperienza turistica concreta e reale.

In fin dei conti il turismo è uno dei pochi settori che non è de-localizzabile, ecco perché è analogico: è necessaria la presenza fisica, è necessaria la stimolazione dei sensi e la stimolazione delle emozioni.

Provo a lanciare una sfida a chi si occupa non solo di comunicazione ma anche di sviluppo e di ricerche in ambito tecnologico applicato al digitale, chiedendo di provare ad immaginare due funzioni (esclusa la comunicazione) che permettano di rendere maggiormente accessibile il prodotto turistico in termini di vendita e di distribuzione.

C’è ancora grande spazio di manovra del digitale all’interno del settore turistico, anche rispetto a quella che è l’attività di commercializzazione e vendita del prodotto turistico stesso.

Cito un caso che recentemente ci ha visti protagonisti. Insieme a Studiowiki e Itur stiamo seguendo un progetto molto ambizioso sul Comune di Jesolo, settima destinazione in Italia per presenze turistiche. Nel bel mezzo del primo lockdown, ci siamo trovati di fronte a una situazione del tutto nuova e uno dei principali problemi che abbiamo dovuto affrontare era legato al sistematizzare le informazioni e in particolare alla gestione e organizzazione delle possibilità di acquisto e prenotazione dei servizi. In vista della riapertura estiva, abbiamo riscontrato che gli strumenti e le piattaforme di acquisto per i singoli servizi erano troppi, forse eccessivi.

Le destinazioni turistiche, specie quelle riferibili alle grandi città o ai grandi distretti turistici, dovrebbero operare a favore dell’interoperabilità e prevedere protocolli che mettano a sistema, non soltanto le informazioni, ma anche gli strumenti di accesso al prodotto e ai servizi turistici.

Sempre in termini di fruizione, il digitale può giocare un ruolo strategico nella valorizzazione del patrimonio minore, ovvero tutto quel patrimonio di beni culturali che fa fatica ad essere raggiunto, proprio perché molto spesso non sono presenti realtà capaci di renderlo accessibile.

Da questo punto di vista Ideazione ha lavorato e sviluppato alcuni progetti che mirano a favorire la fruizione di questi beni proprio tramite l’utilizzo di nuove tecnologie e strumenti digitali.

La strada da percorrere è ancora lunga, al momento gli strumenti a disposizione sul mercato sono scarsi e ancora poco efficienti, mentre si registra un grande bisogno di soluzioni tecnologiche.

Il digitale può quindi essere uno strumento straordinario per delocalizzare non l’offerta ma la domanda turistica.

C’è bisogno di redistribuire i flussi, in risposta all’over tourism e a favore di una maggiore sostenibilità delle destinazioni turistiche, ma anche nell’ottica di supportare altre comunità e ad altri territori ad evolvere e svilupparsi attraverso il turismo.

È proprio in questo senso che vedo un corretto uso del digitale: sistematizzare le informazioni e rendere accessibili i beni minori. Credo che in questi due ambiti il digitale possa davvero rappresentare una buona carta da giocare.