INova n°39 – Visual che bucano lo schermo

Nuove immagini per catturare occhi stanchi

 

di Federico Alberto

 

In un mondo frenetico, sempre a passo veloce e che non ne vuole sapere di fermarsi più a lungo e dilatare l’attenzione, il vero potere, si sa, ormai lo detengono le immagini.

 

Negli ultimi anni sempre più aziende hanno puntato sul visual per trasmettere contenuti che rispecchiassero e costruissero, facendola evolvere, l’identità del proprio brand. Punti di vista non convenzionali e inquadrature permesse dalle nuove tecnologie di ripresa, sono oggi i linguaggi principali attraverso cui un brand o una destinazione turistica si raccontano.

Un esempio concreto è la destinazione Toscana che attraverso pochi concetti chiave (essenza, sentimento, lentezza, dettaglio, ricerca e familiarità) è partita per dare vita al racconto di sé stessa. Un racconto fatto sì, certo, di parole, ma fatto – soprattutto – per immagini.

Il trend lo fa la rete; sulla rete lo fanno i social; sui social lo fanno le immagini. Ma sono anche gli stessi siti e portali web ad essersi evoluti in maniera molto rapida. La tecnologia di sviluppo in termini di codice oggi permette con grande semplicità di fare cose che soltanto cinque o dieci anni fa sarebbero risultate in alcuni casi impensabili, in altri decisamente molto lente e macchinose da realizzare. Creativi e grafici hanno così trovato grandi possibilità e facilità di sviluppo.

Esistono alcuni criteri da seguire per rendere la permanenza su un sito il più piacevole possibile. Il carattere tipografico deve trasferire una personalità propria senza però disattendere l’obiettivo principale: la leggibilità. Stessa cosa vale per la composizione dei testi, è infatti consigliato dividere il testo in paragrafi, elenchi puntati, titoli e sottotitoli, in modo da consentire ai lettori un orientamento facile e immediato. Un altro elemento a cui prestare attenzione su un sito web è il design dell’interazione: pagine belle e funzionali, movimenti fluidi, velocità di caricamento, menù semplici e intuitivi, immagini di qualità. Il tutto per rendere l’esperienza di navigazione appagante per l’utente e ottenere, di conseguenza, un aumento della permanenza media sul sito. In fondo, anche nella nostra vita reale scegliamo e cerchiamo di stare in posti accoglienti e ospitali. Si sta dove si sta bene, o almeno ci si prova. Sul digitale non è diverso.

Di fronte a qualunque informazione digitale, che sia il sito di una destinazione turistica oppure di una qualsiasi altra azienda, esistono due tipi di decodifica: una esplorativa, dove si è alla ricerca di punti di riferimento in poche occhiate, in modo da capirne velocemente il contenuto; e una profonda, approfondita ed interessata, che però non si può ottenere senza aver precedentemente catturato l’attenzione del fruitore. Un utente spesso sommerso di messaggi da dentro e da fuori la rete, che fatica a concentrarsi, e che noi dobbiamo catturare attraverso un’attenzione costante e quasi maniacale alla qualità totale del contenuto, che deve essere – soprattutto – utile e rilevante per il destinatario e identitario e differenziante per l’emittente. È un fatto etico, prima che strategico.

 

Con la pandemia, i siti di destinazione turistica hanno dovuto ripensare buona parte delle loro narrazioni. Oltre a tenere a mente le nuove esigenze di vacanza in un mondo post-pandemico (distanziamento sociale, spazi aperti, flessibilità nelle cancellazioni, sicurezza) hanno dovuto puntare a nuove parole, nuove immagini, nuove grafiche che cogliessero il nuovo spirito dei tempi nuovi, che entrassero in sintonia, che risuonassero in un “discorso adatto”, comune, plurale.

 

Nell’ultimo anno abbiamo guardato molto il mondo attraverso gli schermi. Ora, speriamo, è tempo di riappropriarci anche degli altri sensi, in una nuova presenza. Ma le immagini saranno ancora più forti di quanto non lo fossero prima di questa tragica rivoluzione che il Covid sta rappresentando per il mondo intero. La grammatica delle immagini è sempre più parte integrante dell’enciclopedia condivisa dalla “comunità guardante”. Less is more, oggi più che mai.