INova n° 54 – La nuova era della comunicazione gentile

La nuova era della comunicazione gentile

di Paola Iacona

 

“La forza disarmante della gentilezza può sovvertire l’ordine attuale e costruire un paradigma tutto nuovo basato sull’attenzione per le persone, per le opinioni, per le unicità, per il mondo che ci circonda. Tutti insieme possiamo ripensare la realtà attraverso atti eroici di ordinaria bellezza, imprese inclusive e missioni dall’impatto positivo. Etica ed estetica non possono che andare di pari passo, la felicità esiste solo se collettiva. Abbiamo la responsabilità di rimettere l’umanità al centro di questo mondo, di questo universo, di qualsiasi multiverso”. Con queste parole IF!Italian Festival – evento organizzato e promosso da ADCI – Art Directors Club Italiano e UNA – Aziende della Comunicazione Unite – ha presentato il tema dell’edizione di quest’anno, che si è svolta a Milano dal 7 al 12 novembre: la Rivoluzione della Gentilezza.

Gentilezza come valore, leva di cambiamento umano, creativo e comunicativo, oggetto di storytelling, tono di voce. Gentilezza come contro-cultura e arma segreta da utilizzare per costruire un terreno comune di conversazione, come ha spiegato Brian Williams, Creative Director @Global Creative Works di Google. Gentilezza il cui significato va ricordato riavvolgendo il nastro, nelle parole di Roberto Saviano. Gentilezza come atteggiamento dei brand e come “postura” per impostare una nuova modalità di relazione interpersonale, nel dialogo tra Aurora Ramazzotti, conduttrice e creator e Valeria Locati, psicoterapeuta #unapsicologaincitta. Gentilezza come “Questione di stile (e fairplay)” per Francesco Alivia, Sport Partnership & Sponsorship Director di Dentsu Italia, Gigi Datome, capitano della Nazionale Italiana di basket, e Sabino Palermo, telecronista Lega Basket per Eleven Sports. Gentilezza come linguaggio e soluzione creativa per un nuovo alfabeto dell’inclusione e motore di cambiamento sociale, per Tia Taylor, Founder di Colory, Marianna The Influenza, Brand Manager Colory e Carla Leveratto, Head of Creative Works, Google Italy e Comitato Organizzatore IF!. Gentilezza come quella dei pugni di Omar Hassan, prima pugile e poi artista, che “non colpiscono per distruggere, ma per creare”.

Che uno dei più importanti eventi del settore della creatività e della comunicazione abbia scelto la gentilezza come filo conduttore appare oggi particolarmente significativo. È un’onda lunga, che si propaga, per rispondere alla necessità impellente, da parte di brand e cittadini, di trovare un antidoto a quei fenomeni di hate speech, fake news, cyber bullismo (solo per citarne alcuni) che sempre più inquinano l’ecosistema mediatico.

Proprio di questo parla, tra gli altri, il volume “Ecologia dei media. Manifesto per una comunicazione gentile” (Vita e Pensiero, 2020), scritto dall’autorevole sociologo della comunicazione Fausto Colombo, che ci invita ad agire per migliorare le relazioni interpersonali e il rapporto con il mondo attraverso i media, abbassando i toni e tornando alla gentilezza della conversazione faccia a faccia, al rispetto degli interlocutori, al nostro essere “umani”.

C’è poi un altro manifesto, che dal 2017 si propone di far diventare la Rete un luogo accogliente e sicuro per tutti: è il Manifesto della Comunicazione Non Ostile, che elenca dieci princìpi di stile utili a migliorare le modalità di espressione e il comportamento di chi sta in Rete e che, grazie a un lavoro di partecipazione collettiva, è stato successivamente declinato per la politica, per la pubblica amministrazione, per le aziende, per l’infanzia, per lo sport, per la scienza e per l’inclusione. Nato da Parole O_Stili, associazione no profit, fondata a Trieste nel 2016 da Rosy Russo, il Manifesto punta a responsabilizzare tutti gli utenti della rete, sensibilizzando contro la violenza delle parole e invitando, appunto, a forme di comunicazione non ostile.

A questo atteggiamento di etica della comunicazione e responsabilità profondamente sociale, non si possono non ricondurre anche i fenomeni, sempre più ampi, di brand activism, pubblicità civile e, dall’altro lato, di giornalismo positivo e costruttivo.

Le parole sono importanti. E una comunicazione gentile può dare forma a un mondo migliore